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domenica 26 novembre 2017

 

Gli autori candidati per il Premio Asti d'Appello 2016 sono:

    Dal Premio Berto:

    Dal Premio Campiello:

    Dal Premio Cortina:

    Dal Premio Nazionale di Narrativa Bergamo:

    Dal Premio Rapallo:

    Dal Premio Scerbanenco:

    Dal Premio Strega:

    Eraldo Affinati
    Con “L’uomo del futuro” Affinati raccoglie la sfida esistenziale di don Lorenzo Milani, prete degli ultimi, scomparso da quasi 50 anni, tante volte rievocato ma spesso frainteso. L’autore ripercorre le strade della sua avventura breve e fulminante: Firenze, dove nacque da una ricca e colta famiglia con madre di origine ebraica, frequentò il seminario e morì fra le braccia dei suoi scolari; Milano, luogo della formazione e della fallita vocazione pittorica; Montespertoli, sullo sfondo della Gigliola, la prestigiosa villa padronale; Castiglioncello, sede delle mitiche vacanze estive; San Donato di Calenzano, che vide il giovane viceparroco in azione nella prima scuola popolare da lui fondata; Barbiana, “penitenziario ecclesiastico”, in uno sperduto borgo dell’Appennino toscano, incredibile teatro della sua rivoluzione. Ma in questo libro, non si trovano soltanto la storia dell’uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. Affinati ha cercato l’eredità spirituale di don Lorenzo nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi egli fosse, lo trasfigurano ogni giorno.
    Eraldo Affinati, scrittore e insegnante, è nato a Roma dove vive e lavora. Insieme alla moglie, Anna Luce Lenzi, ha fondato la "Penny Wirton", una scuola gratuita di italiano per immigrati. Dal 1992 ha pubblicato numerosi romanzi per i principali editori nazionali.

    L’uomo del futuro (Einaudi)

    Cristina Battocletti
    Cristina Battocletti è nata a Udine e lavora a Milano alla “Domenica” del Sole 24 Ore dove cura gli spettacoli, segue i festival cinematografici e la letteratura balcanica. Ha vinto alcuni premi letterari e un suo testo, selezionato al Grinzane Cavour, è edito nei Racconti del sabato sera (Einaudi, 1995). Ha scritto a quattro mani la biografia di Boris Pahor, Figlio di nessuno (Rizzoli, 2012), premio Manzoni come miglior romanzo storico.

    La mantella del diavolo (Bompiani)

    Luciano Canfora
    Luciano Canfora, barese, è ordinario di Filologia greca e latina presso l’Università di Bari. Laureatosi in Storia romana, ha svolto il perfezionamento in Filologia classica alla Scuola Normale di Pisa. Assistente di Storia Antica, poi di Letteratura Greca, ha insegnato anche Papirologia, Letteratura latina, Storia greca e romana. Fa parte del Comitato scientifico della “Society of Classical Tradition” di Boston e della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. Ha studiato problemi di storia antica, letteratura greca e romana, storia della tradizione, storia degli studi classici, politica e cultura del XX secolo. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in USA, Francia, Inghilterra, Germania, Grecia, Olanda, Brasile, Spagna, Repubblica Ceca. Con il volume di Canfora, già più volte graditissimo ospite di Passepartout, per la prima volta partecipa al Premio Asti d’Appello un saggio, in forza dell’automatismo del regolamento, che accoglie i volumi classificatisi secondi e terzi nei premi letterari italiani.

    Tucidide. La menzogna, la colpa, l’esilio (Laterza)

    Diego De Silva
    Scrittore, giornalista e sceneggiatore napoletano, Diego De Silva ha pubblicato numerosi libri tra i quali il romanzo Certi bambini (Einaudi, 2001), premio selezione Campiello, da cui è stato tratto il film omonimo diretto dai fratelli Frazzi, con la sceneggiatura firmata a quattro mani con Marcello Fois. Sempre con Einaudi ha pubblicato i romanzi La donna di scorta (2001), Voglio guardare (2002), Da un'altra carne (2004), Non avevo capito niente (2007, Premio Napoli; finalista premio Strega), Mia suocera beve (2010), Sono contrario alle emozioni (2011), Mancarsi (2013). Scrive anche per il cinema e collabora al quotidiano Il Mattino.

    Terapia di coppia per amanti (Einaudi)

    Marcello Fois

    Luce Perfetta (Einaudi)

    Tommaso Pincio
    Tommaso Pincio, italianizzazione di Thomas Pynchon, è lo pseudonimo di Marco Colapietro. Classe 1963, dopo aver frequentato l'Accademia delle Belle Arti, ha esordito come fumettista, ha diretto per dieci anni una galleria d'arte internazionale e vissuto tra la fine degli '80 e l'inizio dei '90 a New York come assistente di un famoso pittore; è in questo periodo che ha cominciato ad approcciarsi alla scrittura. Ha esordito come romanziere nel 1999 con “M.”. Successivamente ha pubblicato “Lo spazio sfinito” (2000) e “Un amore dell'altro mondo” (2002), libro, che ha diviso la critica letteraria, dove si narra la vita di Kurt Cobain, leader del gruppo rock Nirvana, attraverso lo sguardo di un suo amico immaginario. “La ragazza che non era lei”, pubblicato nel 2005, traccia un bilancio su ciò che è andato perduto e ciò che è rimasto dei sogni di amore e libertà degli anni Sessanta. È invece del 2006 “Gli alieni”, un'indagine su come l'ipotesi dell'esistenza di civiltà extraterrestri sia diventata uno dei grandi miti dell'era moderna. Di più recente pubblicazione sono le opere “Cinecittà. Memorie del mio delitto efferato” (2008), romanzo ambientato in una Roma colonizzata dai cinesi e abbandonata dai romani a causa dell'eccessivo innalzamento della temperatura globale; “L'hotel a zero stelle” (2011) saggio autobiografico di dialogo con alcuni grandi della letteratura; “Pulp Roma” (2012) incentrato sempre sulla capitale. Con “Panorama” ha vinto la prima edizione del Premio Sinbad, riservato al miglior romanzo uscito per un editore indipendente nel 2015, nella sezione narrativa italiana. Tommaso Pincio collabora regolarmente alla rivista Rolling Stone e alle pagine culturali de la Repubblica e il manifesto, occupandosi soprattutto di letteratura statunitense.

    Panorama (NNE, 2015)
    Ottavio Tondi non ha mai incontrato Ligeia Tissot. Si sono scritti messaggi per quattro anni sul social network Panorama, l’ha vista in foto e ha passato un’infinità di ore a guardare il suo letto disfatto. Prima di quei messaggi, Ottavio Tondi non aveva mai scritto nulla, non una parola né un appunto. Il suo lavoro e la sua vita erano dedicati alla lettura. Ma non era un lettore qualunque. Era il lettore, colui che aveva determinato la pubblicazione del più grande best seller di tutti i tempi, e che da allora decideva delle fortune dei romanzi in libreria. Ma tutto questo succedeva prima, prima dell’incidente di ponte Sisto, prima che il mondo smettesse di leggere i libri, prima che Ligeia Tissot entrasse nella vita di Ottavio Tondi. Questo libro è per chi, almeno una volta nella vita, si è innamorato di una donna senza averla mai incontrata, per chi parla con i personaggi dei libri e prima di uscire di casa se ne infila uno in tasca e inizia a camminare senza meta

    Mimmo Rando

    Omero al faro (Rubbettino)
    “Omero al faro” del poliedrico artista messinese Mimmo Rando, alla sua opera prima, è invece un romanzo giocoso e rapsodico, una commistione di linguaggi, tempi e storie che portano il lettore a immergersi in affascinanti e divertenti avventure, in atmosfere oniriche e terrene. Il centro di tutto è un luogo-non luogo unico, Il Faro, origine e termine delle vicende e delle emozioni umane, protagoniste indiscusse del libro e filo conduttore che accomuna eroi a rozzi figuri, sante a meretrici, divinità a creature animalesche

    Andrea Tarabbia

    Il giardino delle mosche (Ponte alle Grazie)
    Tra il 1978 e il 1990, mentre in Unione Sovietica il potere si scopriva fragile e una certa visione del mondo si avviava al tramonto, Andrej Cikatilo, marito e padre di famiglia, comunista convinto e lavoratore, mutilava e uccideva nei modi più orrendi almeno cinquantasei persone. Le sue vittime bambini e ragazzi di entrambi i sessi, ma anche donne - avevano tutte una caratteristica comune: vivevano ai margini della società o non si sapevano adattare alle sue regole. Erano insomma simboli del fallimento dell'Idea comunista, sintomi dell'imminente crollo del Socialismo reale. Questo libro, sospeso tra romanzo e biografia, narra la storia di uno dei più feroci assassini del Novecento attraverso la visionaria, a tratti metafisica ricostruzione della confessione che egli rese in seguito all'arresto. E fa di più. Osa raccontare l'orrore e il fallimento in prima persona: Cikatilo, infatti, in questo libro dice "io". È lui stesso a farci entrare nella propria vita e nella propria testa, a svelarci le sue pulsioni più segrete, le sue umiliazioni e ossessioni. "Il giardino delle mosche" è un libro lirico e crudele allo stesso tempo: la storia di un'anima sbagliata, una meditazione sul potere e la sconfitta e, soprattutto, una discesa impietosa fino alle radici del Male.

 
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