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12-09-2022
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Come esiste il lato oscuro della luna, così anche una città di luce come Cagliari ha uno scarto buio, edificata sul calcare, ma con una realtà sotterranea da fiume carsico, reale e metaforica, che non tutti conoscono.
È qui che si muove Clara, mezzosangue nata da una cinese del porto e da un capitano di marina. Clara è orfana e “dispari” perché non appartiene alla casta e nemmeno vende bottoni e stoffa come i cinesi del porto. È una giornalista investigativa in anni difficili, condannata a scetticismo e frasi lapidarie: “Non sapevo esistessero giornaliste donne”.
Clara è pioniera dell’emancipazione. Siamo nel 1905, in un inizio secolo confuso, anch’esso dispari: da una parte le speranze e le rivendicazioni sociali che porteranno ai moti cagliaritani del 1906 con la rivolta per il caro prezzi, dall’altra la leggerezza e la ricerca del bel vivere tipica della Bella Epoque. Nei Delitti della salina i due mondi sono ben rappresentati e contrapposti, con i padroni, in senso lato, a mantenere gli equilibri stabiliti, e i Piciocus de crobi, i bambini della miseria, a cercare di sopravvivere e, magari, un giorno, fuggire. Una Cagliari che diventa sineddoche della Sardegna tutta, che si muove tra due estremi, chi vuole stabilità per pochi e chi vede un popolo di molti in movimento.
Clara è in mezzo, ostica e scorbutica, a volte così spigolosa da risultare antipatica persino a se stessa, con quel velo di malinconia che diventa insopportabile quando pensa al mistero che circonda la fine del padre. Deve, anzi vuole indagare sulla scomparsa di una ventina di bambini, in uno scenario sempre più tragico e immobile. Ad aiutarla ci sono due uomini innamorati di lei, un collega giornalista e un tenente dei carabinieri.
Questo è un libro nato e programmato per essere saga, e infatti l’ultima parola non mette la fine, concede solo una vittoria di tappa, solo un arrivederci che è già domani. Ti resta addosso la sensazione che le cose della vita cambino segno e sapore a seconda dei momenti e delle circostanze. Come il profumo di mirto e come l’odore di salsedine, che a volte inebriano e spargono bellezza, altre volte stordiscono e fanno perdere i sensi, come quando manca l’equilibrio e puoi aggrapparti sempre solo e soltanto all’aria che respiri.
(Massimo Cotto)
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