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Le recensioni di Massimo Cotto: PAOLO MILONE

Immaginatevi sia lui, Paolo Milone, che ha lavorato per 40 anni con la malattia mentale, ad accompagnarvi anche fisicamente nel Reparto 77, dove la vita scorre a volte immobile, altre volte veloce come un treno, tanto che certe mattine pare di salire sul Napoli-Torino degli anni Cinquanta, uomini e donne stipati tra valigie di cartone, scarpe rotte, fiaschi di vino, odori, sigarette, fazzoletti e pane, sguardi persi fuori dal finestrino, come se quello fosse il mondo vero e tu un passeggero che chiedi solo di scendere alla stazione giusta.
Potreste incontrare Ennio, che a Pasqua e Natale soffre di solitudine e si fa ricoverare perché in mezzo ai matti si sente più a casa che a casa sua. E poi, finite le feste, se ne va. Potreste incontrare persone che arrivano dalla vita di tutti i giorni, che normale non è per nessuno, ma per qualcuno è meno normale del solito. Arrivano dal niente o dal troppo, perché il Reparto 77 non fa differenze. Arrivano anche dalla galera e Milone si domanda: ma che in posto lavoro? Prendiamo persone che nemmeno il carcere regge. Chi siamo noi, il martello di Dio? No, suggerisco io, forse l’incudine.
In questo mondo che mondo non è, a volte lo psichiatra si muove e si confonde, perché i matti sono fratelli che hanno tirato ai dadi e hanno perso, altre volte lo psichiatra si muove e non si confonde, perché la vita è come il maiale, non si butta via niente. È anche questo che rende bellissimo questo libro, l’ironia gentile, il fulmine da comico che strappa la luce di un sorriso, a volte persino la risata. Ma più di tutto è l’ammantare di poesia storie che di poetico hanno ben poco. Milone ci riesce non colorando la realtà, ma colorando la lingua. La parola diventa salvifica per illuminare persone che solitamente stentano a esprimersi o lo fanno con codici tutti loro perché la comunicazione non passa attraverso le parole. Milone dà voce a chi la poesia ce l’ha dentro, ma non è mai riuscito a portarla fuori. Come certe creuze di Genova che dovrebbero portare al mare, ma a volte si interrompono prima, perché a volte anche il Napoli-Torino si blocca da qualche parte, prima di arrivare in stazione, prima di arrivare a destinazione.

(Massimo Cotto)
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