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Il luogo è un quadrilatero irregolare come la vita, che a volte ha un lato più lungo e uno più sghembo e invece faresti bene ad accorgerti che tutti i lati sono corti, troppo corti. Ci si muove in quel grumo di pianura padana compresa tra Padova, Ferrara, Venezia e il Delta del Po. Lì, da qualche parte, c’è un paese, ma mi sa che è uguale anche nei paesi vicini, dove funziona così: c’è chi va operaio alla Fabrica, scritta in maiuscolo perché ce n’è una sola e con una b perché anche il dialetto ha bisogno di risparmiare, c’è chi sta nei campi e chi fa il barcaro. Per tutti il cielo è sempre grigio piombo anche quando siamo a giugno, perché siamo sì negli anni Sessanta, ma il boom non è ancora arrivato. Per la televisione devi fare le cambiali, molti hanno ancora il bagno fuori e pensano che farla in casa non è mica roba bella.
Gambeto non ci sa fare coi libri di scuola. L’hanno promosso in terza per grazia ricevuta e la mamma è andata subito ad accendere un cero all’altare di San Giacomo, prima che al santo venga in mente di cambiare idea. E allora sale a bordo della Teresina guidata da nonno Caronte e scopre un mondo, quello dove bisogna parlare poco perché in acqua si parla tacendo, e la vita gli sembra più larga di quel quadrilatero irregolare. Fino a quando sbatte contro la realtà, che è dura ma tanto, però va bene anche così. Si tratta di accettare i cambiamenti, che vanno seguiti, dominati, posseduti. Altrimenti finisci macinato via anche tu, assieme alle cose vecchie e a chi tenta di difenderle.
Un libro da tenere su comodino vicino agli Scritti corsari di Pasolini e al Meneghello, al quale mi sembra che Malaguti si ispiri nell’uso del dialetto. Un libro da tenere sul comodino, ma anche da riprendere ogni tanto in mano, per vedere se c’è corrente, se per miracolo è tornato Caronte, se Lucia e Gambeto si sono di nuovo incontrati, perché non si sa mai: i libri raccontano una storia, ma i lettori possono aggiungerne altre. E non è vero che non ci sono, dentro le pagine. Ci sono, eccome. Basta guardare bene, sono là dove l’acqua ride e stavolta è il cielo di novembre ad assomigliare a quello di giugno.
(Massimo Cotto)
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