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12-09-2022
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Ci sono temporali che scuotono le pagine così come scuotono la vita. Alcuni arrivano senza nemmeno il preavviso di un tuono, come quello che si riversa sulla prima pagina, altri producono fulmini che cadono troppo vicino, sono linee di luce spezzata, e il tuono arriva, insieme alla grandine e al tempo che stringe la borsa.
Le vicende che si consumano attorno e dentro a Borgo Sud sono infiniti temporali. Anche i personaggi sono vento e sabbia fra i denti, sembrano spicchi d’Abruzzo nascosti in un bianco e nero. Sembra quasi che Donatella Di Pietrantonio utilizzi volutamente i dettagli ambientali per rappresentare meglio l’umore e le pieghe dei personaggi stessi.
C’è un senso di dramma incombente, al di là degli sviluppi della trama, forse perché la vera letteratura si nutre di scarti drammatici, non necessariamente con il finale consolatorio. C’è Adriana, un angelo che tiene la spada dalla parte sbagliata, che arriva con un neonato tra le braccia nel momento più scuro prima dell’alba. Parte così, questo romanzo bellissimo e dolente come un taglio di luna. Il bambino porta un nome che evoca dolori e ferite. Da quel momento, le strade si confondono, si confondono anche i personaggi, che sbagliano strada o prendono altre strade, come Piero, che sembra luce e luce non è, almeno non luce piena.
C’è una madre che lancia maledizioni su una figlia a cui ha dato sangue e latte e poi non sa come toglierla, e dell’altra figlia vede come profezia il futuro incerto e i sassi sul cammino. È la seconda ad avere sulle spalle anche il peso del raccontare. È lei che chiama gli abbandoni, che non riesce a chiudere a chiave e mettere al sicuro il suo matrimonio e la sua famiglia, che non riesce a trovarsi e dunque nemmeno a ritrovarsi.
Alla fine il senso della storia è racchiuso nelle parole di uno dei personaggi meno presenti, la madre di Piero, che appare tra le pagine solo per dire: “Se non vi sbrigate, finisce”.
Vale per tutte le vicende, per ogni personaggio. Se non teniamo strette le nostre vite e quel che ci è caro, presto finisce tutto. In fondo, siamo fotografie chiuse nella tasca interna di una borsa. L’importante è non lasciarle sgualcire.
(Massimo Cotto)
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