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Questo è un libro che si può leggere in due modi. Dall’inizio, come si fa sempre, o da pagina 473, dopo la parola fine, dopo che le dita si sono strette sul cuore d’argento, quando Marina Marazza distingue il vero dal verosimile e spiega quanto ci sia di reale nella storia di Caterina da Broni (molto, quasi tutto) e quanto di romanzato (gli altri personaggi, che pure si basano su persone realmente esistite). Perché la differenza tra questo e altri romanzi (prostituta e strega, Caterina è stata cantata nei Promessi sposi e da molti altri scrittori settecenteschi e ottecenteschi), è proprio il rigore storico, il raccontare dopo aver letto gli atti, le confessioni di Caterina prima del rogo, quando non abbassa lo sguardo e si racconta come fosse un film, non un processo.
Violentata a 13 anni, si ribella a una vita segnata e prova a prendere in mano il tempo che ha sperando che sia vero ciò che dice Fabio, che il mondo è grande e la gente dimentica. Non è così, ma la forza con cui ogni volta si rialza e riprende il cammino è più da eroina che da strega.
Totalmente inventata è invece la figura di Salem, che è bello come un Dio, è colto, porta nel nome la pace e lo splendore, prende il nome dalla città che, secondo l’Antico Testamento, aveva Melchisedec come re e che si trovava dove oggi sorge Gerusalemme. Fa il boia, ma è guidato da buona fede, pensa che togliere la vita ai peccatori sia un modo di fare giustizia, ridare equilibrio a un disavanzo etico. Niente a che vedere con le classiche figure di chi, nella letteratura e nella vita, faceva il suo mestiere. Ma a ben vedere anche Caterina è una figura stramba, che si può leggere al contrario come un palindromo o come il Padre Nostro recitato al contrario da Mariana. Caterina è una prostituta, ma sa leggere e scrivere (ed è curioso che la sua prima volta sia nel giorno degli inchiostri), non è bella ma tutti la vogliono (i clienti comprano sempre la candela più lunga per assicurarsi prestazioni più lunghe), si vende ma le piace fare l’amore, è una serva ma si ribella e fugge. E se vende l’anima al diavolo non è per bramosia di potere, ma semplicemente per essere amata, come le rockstar dannate che inseguono il successo solo per essere accettate e finalmente capite. Non è accaduto mentre era in vita, può accadere ora, perché la letteratura è anche restituzione. In fondo, in qualche modo Caterina è una donna che racchiude altre donne o tutte le donne, che come un uccello sul filo o un ubriaco in un coro di mezzanotte hanno cercato, a modo loro, di essere libere.
(Massimo Cotto)
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